Citizens

Un’Europa più vicina ai cittadini, che sostenga progetti di sviluppo proposti dal livello locale ed uno sviluppo urbano sostenibile ed integrato in tutta l’UE. Questo obiettivo farà leva sulle Strategie Territoriali locali (ST), attraverso cui sarà possibile anche restituire un ruolo ai luoghi marginalizzati. I progetti riguarderanno aree metropolitane, aree urbane medie e sistemi territoriali, aree interne e aree costiere.

“Dare” in inglese significa osare: nello specifico, la sfida era rinnovare il quartiere Darsena di Ravenna, attraverso un processo di trasformazione digitale aperto e partecipato, rendendolo più attrattivo, più green, più sicuro.

DARE è un progetto finanziato dalla Comunità Europea, incentrato su un processo di Rigenerazione Urbana che fa leva sull’alleanza tra settore pubblico, privato, non profit e cittadini. La Darsena di Ravenna, con la sua storia secolare, è diventata un laboratorio open-air di rigenerazione e transizione digitale. Scopo del progetto, infatti, era la diffusione di una cultura digitale diffusa per sensibilizzare le persone sui cambiamenti delle città e spingerle all’interazione. 

Nel 2019 il progetto DARE – “Digital Environment for Collaborative Alliances to Regenerate Urban Ecosystem in middle-sized cities – è stato finanziato nell’ambito della IV call del programma UIA – Urban Innovative Actions. Da allora sono state tantissime le attività intraprese: dall’organizzazione di webinar a corsi di digitalizzazione rivolti alla cittadinanza, dalle chiamate pubbliche ai contest fotografici, fino a iniziative in loco. Il percorso si è concluso proprio nei giorni scorsi con una serie di incontri e confronti.

https://www.darsenaravenna.it/home-dare

La scarsa conoscenza dell’Unione Europea porta con sé diversi pregiudizi che si diffondono senza fondamento. Si sente dire spesso che l’Italia “ubbidisce” all’Europa o fa scelte aprioristiche perché “lo chiede l’Europa”. In verità esistono casi importanti in cui l’Italia si è opposta e ha anche vinto la sua battaglia.

Uno di questi è la possibilità di scegliere la lingua italiana nei concorsi indetti da EPSO (Ufficio europeo per la selezione del personale) per lavorare presso le istituzioni dell’Unione Europea.
Nel 2007 alcuni bandi vennero impugnati dall’Italia presso il Tribunale dell’Ue e poi presso la Corte di Giustizia dell’Ue in quanto le lingue previste per il superamento dei concorsi per le istituzioni europee erano solo l’inglese, il francese e il tedesco. La stessa questione si è riproposta quasi negli stessi termini pochi anni dopo e, anche in quest’ultimo caso, l’Italia è arrivata fino al secondo grado di giudizio europeo.

La Corte di giustizia, dopo aver analizzato tutte le argomentazioni, provenienti sia dal Governo italiano sia dalla Commissione europea, giunse a dichiarare di fatto annullati i bandi di concorso in questione in quanto illegittimi. Tuttavia, la Corte ha aggiunto che spetta alle istituzioni decidere se e come limitare la scelta delle lingue.
Successivamente, Italia e Spagna impugnarono, sempre per la questione linguistica, alcuni bandi pubblicati nel 2013 da EPSO che, nonostante la Corte di Giustizia si fosse già pronunciata sulla questione, continuava ad utilizzare solo l’inglese, il francese e il tedesco sia nei concorsi, sia nelle comunicazioni con tutti i candidati. Il tribunale ha stabilito che l’utilizzo delle sole lingue inglese, francese e tedesca per le comunicazioni fra candidati e l’ufficio EPSO, sia di per sé illegittimo in quanto in contrasto con il regolamento n. 1.

Questa battaglia, durata 8 anni, ha ottenuto che l’italiano – insieme a tutte le lingue dei paesi facenti parte dell’Unione – non fosse discriminato come lingua.
Le competenze linguistiche sono al centro della costruzione dello spazio europeo dell'istruzione, sono indispensabili per la mobilità, la cooperazione e la comprensione reciproca.
La coesistenza di molte lingue in Europa è un simbolo forte dell'aspirazione dell'Unione europea a essere unita nella diversità.

Dieci luoghi aperti alle comunità locali per favorire l’inclusione digitale e la partecipazione dei cittadini.

Stimolare e incrementare la partecipazione dei cittadini allo sviluppo delle città attraverso l’utilizzo di tecnologie ICT e valorizzare gli operatori e attori culturali rappresentativi dell’identità culturale delle città: su questi obiettivi si basa il progetto di creazione della “Rete di Laboratori aperti dell’Emilia-Romagna”, tra gli assi prioritari del Por Fesr 2014-2020 – Città attrattive e partecipate, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, grazie al fondo europeo di Sviluppo Regionale.

L’Agenda urbana europea riconosce alle città un ruolo centrale di snodo territoriale, prevedendo azioni di qualificazione del patrimonio culturale e sviluppo di tutti i fattori che favoriscono la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche della città, attraverso l’uso delle nuove tecnologie.

 

Sono stati coinvolti i nove Comuni capoluogo della Regione, più Cesena, responsabili dell’attuazione delle strategie di sviluppo urbano sostenibile che hanno progettato il proprio Laboratorio aperto incentrato sulla vocazione della città.

Gli spazi destinati a diventare Laboratori Aperti sono attrezzati con soluzioni avanzate in cui si sviluppano forme di confronto, cooperazione e collaborazione tra imprese, cittadini, terzo settore, università e mondo della ricerca e la pubblica amministrazione e, in generale, di tutti gli attori che hanno un ruolo significativo nella trasformazione della società dell’informazione nell’ambito urbano.

Con UE Factor – Storie di Coesione raccontiamo anche queste importanti esperienze, tra cui il focus su InLab dei Chiostri di S. Pietro a Reggio Emilia a cui abbiamo dedicato una pillola video: https://youtu.be/IkrAIFTfI5s

 

Il sito dedicato ai Laboratori Aperti: https://www.laboratoriaperti.it/